L’energia è donna

Dal 1800 ai nostri giorni. Il profilo di tre donne che hanno lasciato il segno.

Mary Walton, inventrice del primo sistema antinquinamento datato 1879. Erano gli anni dell’industrializzazione e la ricercatrice statunitense si impegnò nella realizzazione di un sistema di serbatoi d’acqua idonei a trattenere le polveri inquinanti provenienti dalle fabbriche. La sua attenzione riguardo la salubrità dei luoghi di lavoro, la indusse alla creazione di un’altra invenzione utile nel settore industriale: il primo progetto in grado di abbattere l’inquinamento acustico.

Circa un secolo dopo, Maria Telkers si guadagnò l’appellativo di “Regina del sole”, contribuendo alla costruzione della prima abitazione riscaldata ad energia solare. L’esperimento, condotto dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), consisteva nel conservare il calore solare raccolto di giorno e nei mesi caldi, per poi renderlo disponibile di notte e nelle stagioni fredde. La Telkes propose di far circolare l’aria calda, raccolta nei pannelli solari, attraverso serbatoi, isolati termicamente, pieni di solfato di sodio decaidrato. La donna trovava ispirazione nell’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone, con particolare attenzione alle popolazioni più povere. Questo la spinse alla creazione dei fornelli solari, riscaldati dalle radiazioni del sole, in modo tale da rendere possibile cucinare in quelle case dove legna e carbone risultavano troppo costosi. Inoltre evitare il fumo della combustione avrebbe giovato alla salute degli abitanti di tutte le case, a prescindere dall’agiatezza economica.

Veniamo ai nostri giorni: Ann Makosinski, aveva solo quindici anni nel 2013, quando, mossa dallo stato di disagio di una sua amica filippina che, non avendo a casa corrente elettrica, non poteva studiare nelle ore notturne, ideò la torcia a calore umano. L’invenzione, portata alla Google Science Fair, è stata accolta con successo. I prototipi sono stati realizzati a costi ridotti per essere poi utilizzati dalle persone più bisognose. Sulla stessa scia la giovane studiosa ha realizzato una tazza che utilizza l’eccesso di calore sprigionato dalla bevanda contenuta, per produrre energia elettrica.

Angeli del focolare e inventrici illuminate: Sì, si può.