Alessandro Volta, il papà della pila

Foglie di feltro bagnate con acqua e sale, lastre di zinco e lastre di rame…
Detta così, sembra l’inizio di una formula magica, e, in un certo senso lo è stata.
Tutti conoscono l’invenzione rivoluzionaria che cambiò il mondo dell’elettricità e fece guadagnare all’ingegnoso fisico la medaglia d’oro, conferitagli da Napoleone.
Non tutti però sanno in che modo Volta giunse alla scoperta di un altro componente divenuto indispensabile nella vita di tutti noi, il gas metano.
Si trovava in vacanza sul Lago Maggiore e, passeggiando sulla sponda, immerse un bastone verso il fondo melmoso dell’acqua. Muovendo il bastone provocò la fuoriuscita di bollicine gassose che salivano a galla per poi svanire nell’aria. Descrisse il fenomeno con termini da stregoneria: aria infiammabile nativa delle paludi. Ma da uomo di scienza quale era, approfondì l’argomento e riuscì a riprodurre l’accensione di quel gas anche in luogo chiuso, mediante esperimenti con scariche elettriche.
Le ore trascorse in laboratorio per lo studio del metano lo portarono alla costruzione di un dispositivo capace di valutare la quantità di gas presente prima e dopo una reazione chimica: la Pistola di Volta.
Questo apparecchio è stato successivamente oggetto di un’altra evoluzione tecnologica da parte dello scienziato, e ha dato vita ad un altro strumento, l’Eudiometro. Si tratta di un dispositivo che misura la quantità di gas presente nell’aria.
Parliamo quindi di un vero e proprio antenato delle nostre moderne apparecchiature metereologiche che valutano la qualità dell’aria mediante registrazione delle particelle gassose presenti in essa.
Dal fornello di casa ai climatizzatori di ultima generazione…. tutto riconducibile a quella passeggiata sul lago più di due secoli fa!